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Intervista 31 marzo 2011 a Radio Contro

1. Intervista rilasciata il 31 marzo 2011 a Radio Contro  
2. Intervista pubblicata il 7 aprile 2010 su Eco TV
 
"L' Energia che c'è" di Nicola Grillo Edito da Geva Edizioni, il nuovo libro di Nicola Grillo, punta la lente di ingrandimento sull’energia  e sul razionale utilizzo delle diverse fonti energetiche. E’ un libro che invita a credere e a investire nelle energie rinnovabili, ribadendo nello stesso tempo che la principale “fonte” di energia pulita è rappresentata dal risparmio dell’energia. Un’opera che parla a tutto campo, senza falsi ottimismi in merito agli utilizzi già economicamente e tecnologicamente possibili delle fonti di energia. Lasciare alle generazioni future un pianeta nel quale la vita non sia soltanto possibile ma anche “sostenibile” è il prezioso consiglio che Grillo vuole trasmettere ai suoi lettori. Di seguito l’intervista all’autore del libro.
Nel suo libro parla del dovere di lasciare alle generazioni future un pianeta nel quale non solo la vita sia possibile, ma anche sostenibile. Come possiamo, secondo lei, responsabilizzare e sensibilizzare le nuove generazioni nei confronti delle energie rinnovabili?Le nuove generazioni devono acquisire consapevolezza, consapevolezza che possono conquistare solo tramite la conoscenza, grazie ad una informazione corretta e non condizionata da interessi economici. È stata proprio la mancanza di una coscienza ecologica che ha provocato tanti danni al nostro pianeta; danni che sono stati causati dalle generazioni che ci hanno proceduto semplicemente perché non si ponevano certiproblemi. Per i nati di oggi una simile ignoranza è da considerare assai più grave, non si può più far finta di nulla…
Nello specifico della realtà italiana, quale è la sua posizione riguardo all’installazione di nuovi impianti nucleari? Nessun preconcetto. Siamo arrivati ad un punto per cui bisogna essere estremamente pragmatici e lasciar cadere certi tabù ed ipocrisie! Ogni fonte energetica che ci aiuta a non immettere gas serra in atmosfera va presa in considerazione. Ben gestita, la risorsa nucleare va sicuramente utilizzata. Bisogna affrancarsi il più possibile dalle risorse energetiche tradizionali e quindi ridimensionare l’utilizzo di idrocarburi. Certo, per il futuro sarebbe ideale investire maggiormente sulle risorse rinnovabili…non dimentichiamo che anche i minerali radioattivi sono una risorsa scarsamente presente sulla Terra.
Nel suo libro parla del problema dello stoccaggio dei rifiuti tossici, quali secondo lei sarebbero i siti italiani più adatti a tale pratica?Immagino che si riferisca alle scorie radioattive. Tuttavia, io non ho la risposta a questa domanda, preferisco che ad occuparsene siano i veri esperti di questa materia. Lo smaltimento delle scorie nucleari è il vero nocciolo del problema. La sua soluzione non è facile, data l'opposizione delle popolazioni al loro stoccaggio sul proprio territorio, in ossequio alla sindrome Nimby (Not In My BackYard, ossia “Non nel mio giardino”).
Al di là di certi atteggiamenti ostruzionistici, ciò di cui c’è da tener conto è il fatto che lo “smaltimento” delle scorie radioattive può divenire un lucroso affare per persone senza scrupoli, come oggi accade per i più “ordinari” rifiuti che la nostra opulenta società produce senza risparmio. L’ideale sarebbe di raccoglierle in un unico sito per poterle meglio e più economicamente conservare in condizioni di estrema sicurezza per il resto della loro vita “attiva”. Per essere concreti e citare un caso reale, in Italia è stato sinora individuato quale sito più idoneo quello costituito dalla miniera di sale di Scanzano Jonico, in provincia di Potenza. Staremo a vedere cosa succederà in futuro.
Nel capitolo riguardante l’idrogeno, lei parla anche di veicoli alimentati tramite questa sostanza, indicandone la minor pericolosità data dal fatto che sia quasi impossibile farlo detonare e per quanto riguarda il sicuro beneficio che più automezzi alimentati ad idrogeno porterebbe ai cittadini. Come mai, secondo lei, in un mercato automobilistico di mezzi alimentati ad idrogeno è ancora oggi così poco sviluppato, seppur questa tecnologia è già in uso sin dagli inizi degli anni Ottanta?
Il problema non è legato alla tecnologia, che ormai è matura (si tratta in fondo di prendere normali motori a benzina e mapparli per ottimizzare la combustione dell’idrogeno, oltre che dotare i veicoli di serbatoi a pressione adeguati e sicuri), ma ai costi. Questi sono legati principalmente a due problematiche: l’idrogeno non cresce sugli alberi e per ottenerlo si può passare tramite il processo di cracking del metano o tramite l’elettrolisi dell’acqua. Quest’ultimo metodo di approvvigionamento è quello più “ecologico”, ma richiede grandi consumi di energia elettrica e quindi elevati costi! La seconda causa di costo elevatissimo – per cui questa tecnologia non riesce a prendere piede – è legato alla rete di distribuzione capillare del metano nelle nuove stazioni di rifornimento, ancora non implementata e che bisognerebbe realizzare a livello europeo.
Quale è lo scenario che andrà prefigurandosi nel caso in cui non saremo in grado di risparmiare e sostituire il petrolio come fonte energetica? L’ambiente potrebbe sembrare la prima ed unica vittima. Ma noi viviamo e ci sostentiamo in quell’ambiente: le vere vittime saremo noi stessi, la società come la conosciamo ed il progresso e lo sviluppo della nostra civiltà. Lo scenario appare incerto, ma purtroppo cupo. Chi se la sente di scommettere che nulla di grave accadrà se non cambieremo direzione? La posta in gioco è alta e non è possibile bluffare! Occorre consapevolezza ed onestà intellettuale per prendere in tempi rapidi le giuste decisioni. Inoltre, una conversione “green”, in tempi di crisi economica, può essere un’occasione di sviluppo economico: una nuova Rivoluzione Industriale.
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